Europei Calcio

8 parole inglesi legate al mondo del calcio e usate anche italiano: origini e curiosità in vista dei Campionati Europei

Il gioco del calcio ha radici millenarie e si propaga in tantissime culture e luoghi, dalla Cina alla Grecia, dall’attuale Messico alla medievale Firenze, con caratteristiche molto diverse. Il calcio moderno, così come lo conosciamo oggi è però born in UK e, più precisamente, nelle scuole e università inglesi della prima metà dell’Ottocento.

Fin da subito il calcio prevede due squadre composte da dieci studenti — seguendo la conformazione delle classi maschili di allora — e completate dal maestro, il mister, che ha anche il ruolo di capitano e che con il passare del tempo si è accomodato in panchina lasciando il posto a un undicesimo giocatore. Fino al 1858, però, ciascuna delle scuole inglesi gioca un po’ come vuole, colpendo il pallone con parti diverse del corpo e prediligendo un gioco rude o più elegante. Sarà l’Università di Cambridge a spingere per creare regole scritte che daranno poi vita alle Sheffield Rules e, nel 1863, alla Football Association. Il resto è storia.

Proprio per celebrare questa storia, in vista degli Europei di Calcio che prenderanno il via il prossimo 11 giugnoCambridge Assessment English, che da oltre 80 anni opera come ente certificatore della lingua inglese nel nostro paese, condivide 8 parole inglesi legate al mondo del calcio e che vengono usate anche in italiano.

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Football o soccer? Etimologia di una distinzione

Vale la pena togliere un dubbio: football o soccer? Football. Soccer (che si pronuncia «sàcher») è la versione statunitense dello sport inglese, derivante dalla separazione originaria tra association football, il soccer, giocato con i piedi, e il rugby football, rugger, giocato anche con le mani. Per altro, come è noto, negli States il termine football era già attribuito a un’altra disciplina, a sua volta ispirata dall’inglese rugby.

Mister: il più usato nel calcio

Si torna a parlare del maestro, l’undicesimo giocatore-capitano che si sommava ai dieci studenti. L’introduzione nel nostro dizionario di questo termine coincide con l’approdo nel calcio italiano, ancora dilettantistico, di William Garbutt, ex professionista in campo con il Blackburn Rovers, portatore di nuove tattiche e di una nuova cultura sportiva. Il rispetto che il signor Garbutt infonde nei giocatori (sono ben tre gli scudetti vinti con il Genoa) fa sì che i suoi ragazzi lo chiamino Mister Garbutt, o più semplicemente Mister. È il 1912 e questa reverenza anglofona diventa consuetudine. Non c’è campo di calcio, a qualsiasi livello, in cui oggi un allenatore non si senta appellato con quel nome, forse ignorandone le origini.

Pressing: il più usato fuori dal calcio

Di origine industriale, il termine pressing indica una fase difensiva del calcio, in cui la squadra senza il possesso del pallone cerca di recuperarlo occupando il più possibile lo spazio degli avversari. Nell’uso quotidiano italiano questo vocabolo ha sconfinato un po’ ovunque, dal marketing alle relazioni personali, non sempre assumendo una connotazione particolarmente positiva.

Corner: il più metaforico

Negli anni soppianta il meno immediato «calcio d’angolo», e letteralmente sta a indicare il punto in cui la palla debba essere rimessa in gioco quando un difensore la tocca per ultimo prima che questa termini oltre la linea di fondo: l’angolo, appunto. Il salvataggio in corner, una giocata difensiva provvidenziale, è divenuto però metafora usatissima e oltremodo eloquente di un qualche evento occorso all’ultimo momento, in maniera provvidenziale. In questo caso, a differenza del pressing, il gesto difensivo del football va a sovvertire una condizione negativa, portando con sé un senso più che positivo, quasi salvifico.

Tackle: lunga militanza nel linguaggio politico

Anche in questo caso il termine proviene dal dizionario industriale-meccanico e da quello marinaresco. Nel calcio e nel rugby indicava fin dalle origini un gesto tecnico finalizzato a ostacolare l’avversario con un contrasto del piede sul pallone. Spesso, però, ci si ricorda più facilmente di tackle non riusciti, in cui il pallone non è colpito dal difensore e, si sa, se non è palla è gamba. Quindi l’intervento è divenuto sinonimo di scorrettezza, sconfinando facilmente – e ormai da parecchio tempo – anche nel gergo politico del dibattito nostrano.

Offside: il termine più complicato (per la regola più difficile)

Forse la regola più complicata da far comprendere ai non appassionati di calcio porta con sé un termine inglese che ha faticato molto ad affermarsi: offside. Letteralmente «fuori posto», questa parola ha dovuto competere a lungo con un ben più efficace «fuorigioco», immediato e facilmente memorizzabile. Ma al giorno d’oggi, se si vuole fare un po’ i sofisticati, non c’è competizione: se un attaccante termina oltre la linea dei difensori è sempre in offside.

Penalty: il nuovo che avanza

Direttamente dalla terminologia giuridica, il penalty kick arriva tra le regole del football dopo trent’anni di partite. Richiesto per primo dalla federazione irlandese nel 1890, viene introdotto l’anno successivo, per limitare gli interventi disperati di mano dei difensori. L’area di rigore sarà introdotta solo nel 1902 e quindi per un decennio abbondante la massima penalità farà discutere. Anche la sua esecuzione ha bisogno di anni per assestarsi così come la conosciamo, dato che in origine non era presente un punto preciso in cui piazzare il pallone e lo stesso poteva essere calciato verso un compagno di squadra anziché tirato direttamente in porta. In italiano, anche qui dal vocabolario giuridico, il «calcio di rigore» o più semplicemente «rigore!» è ancora molto usato, ma è sempre più frequente l’utilizzo dell’originario – e più elegante – termine anglofono.

Goal: il termine calcistico per eccellenza

Non c’è classifica né definizione per il fuoriclasse dei termini del calcio. Goal non ha confini geografici o semantici: rappresenta l’obiettivo da raggiungere in ogni ambito di utilizzo, e il traguardo per un qualsiasi team o individuo che intraprenda una qualsiasi sfida. In italiano perde la a e può essere scritto in entrambi i modi. Per molto tempo è stato tradotto con la parola «rete», una traduzione non letterale ovviamente (rete in inglese è net), ma efficace se si pensa alla rete gonfiata dal pallone, ancora oggi uno dei sogni prediletti da molti bambini. E non solo.


08/06/2021
SportDaily.it
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