Sci Alpino
Eurosport - Sofia Goggia in esclusiva: «Ho avuto due infezioni virali, non riuscivo nemmeno a muovermi»
Intervistata in esclusiva dall’ex-collega Francesca Marsaglia per Eurosport in occasione dell’Atomic Media Day, Sofia Goggia rivela le sue condizioni a due settimane dall’inizio della Coppa del Mondo di sci alpino 2027, che sarà trasmessa in diretta integrale su HBO Max e discovery+ con il commento di Zoran Filicic, Silvano Varettoni (maschile), Gianmario Bonzi, Camilla Alfieri e Daniela Merighetti:
«Mi sento molto meglio rispetto alle scorse settimane. Ho avuto questa infezione virale che ha colpito il sistema nervoso, la ragione per cui sono tornata dal Sudamerica è che avevo dei sintomi neurologici, brividi durante il giorno, dolori veramente lancinanti lungo tutto il corpo anche quando riposavo di notte e non riuscivo più nemmeno a coordinare i miei movimenti. Mi sono sentita come se il corpo e la mia mente fossero disconnessi. Quando sono rientrata in Italia. ho avuto anche giorni in cui faticavo proprio a parlare, ero lenta sia a parlare che nel muovermi e continuavo a tremare e finalmente hanno capito che avevo queste due infezioni da Chikungunya e Parvovirus, che hanno generato tutto questa situazione. Oggi sono grata di essere qui, grata di sentirmi meglio. Ho bisogno di tempo, ma ho voglia di sciare e tornare alla mia vita normale».
Quanto è stato difficile rallentare e vedere il proprio fisico diventare così vulnerabile?
«Sono diventata una maestra della pazienza per tutti gli infortuni che ho avuto in carriera, ma questo è stato qualcosa di diverso e l’ho affrontato per quello che è, perché c’è sempre qualcosa che puoi imparare da queste situazioni e anche in questa situazione ho cercato di cercare il lato positivo»
Cosa rispondi alla gente che ti chiede cosa fai d’estate o a chi crede che siate sempre in vacanza?
«Capita di incontrare la gente ad agosto che ti chiede quand’è che inizi la preparazione e tu rispondi: “Guarda che io sono sotto già da maggio!”. Tutti pensano che lo sciatore d’estate faccia poco o nulla, invece è il periodo più intenso e stressante, perché quasi tutti i giorni per quattro mesi vai in palestra a costruire il fisico che ti servirà tutta la stagione per performare al meglio. L’estate è il periodo più pesante, anche perché mentalmente è difficile pensare di rinchiudersi tutti gli anni in palestra senza aver la possibilità di praticare il tuo sport».
Qual è la più grande motivazione che ti porta ogni giorno in palestra a spingere al limite il tuo corpo
«L’ambizione di voler raggiungere dei risultati che non hai ancora centrato su piste in cui non sei riuscita a vincere, l’aver fame e anche un senso del dovere: io rispondo molto a quello».
Quando hai sentito il vero click che ha segnato il cambiamento della tua carriera? Una gara particolare, un momento particolare…
«Fino al 2015 ero stata un’atleta di grandi potenzialità, con qualche buon risultato, però non ero mai riuscita ad esprimermi al top per quello che avevo dentro. Quando firmai con Atomic a marzo 2016 alle finali di Sankt Moritz, i contratti vanno a piazzamenti e dal trentesimo posto danno qualche soldino, poi si va a salire. Io guardai Christian Hoeflehner, che è attualmente ancora il mio capo in Atomic, e gli dissi: “Guarda che a me di arrivare trentesima, ventesima o decima non m’importa, fammi un contratto dalla sesta alla prima posizione, però mi ripaghi di più”. Lui mi guardò e mi rispose: “Tu sei l’unica atleta in tutta la storia dell’azienda che mi ha fatto un ragionamento del genere”. L’anno dopo ho fatto 13 podi, la prima medaglia ai Mondiali e a fine stagione Hoeflehner mi disse: “ho capito come mai mi hai chiesto di fare quel tipo di contratto!”. Forse in quel momento mi sentivo pronta, quell’estate avevo lavorato in maniera diversa e mi ero finalmente sentita l’atleta che avevo sempre voluto essere».
Se ti guardi indietro, qual è il momento più difficile che hai dovuto superare?
«La mia più grande paura è quella di non riuscire a credere abbastanza in me stessa. Ho avuto tanti infortuni, alcuni li ho vissuti con grande serenità, altri meno, come l’ultimo al piede. Però ho avuto anche degli anni agli inizi, quando non avevo ancora mostrato tutte le mie potenzialità, dove magari mi sentivo brancolare un po’ nel buio, sia a livello personale che sugli sci, e non era correlato a un infortunio».
Come definisci la felicità nella tua vita?
«La felicità è voler bene, è amare e sentirsi amati. Poi chiaramente quando tagli la linea del traguardo e vedi luce verde, ti scoppia il cuore dalla felicità e dall’emozione. Però il concetto di felicità io lo lego molto alla condivisione, che puoi avere con le persone che ami».
Se potessi scegliere un’atleta di qualunque altro sport con cui trascorrere una giornata, chi sarebbe e perché...
«Gregorio Paltrinieri, sono una sua grande fan e gli ruberei la strategia di gara in acque libere. Anche se non è direttamente applicabile al mio sport».
Se tu avessi la possibilità di cambiare una regola dello sci alpino, quale sarebbe...
«Mettere lo stesso numero di discese, SuperG, giganti e slalom, con dei weekend dove in caso di cancellazione delle discese e dei SuperG, almeno puoi recuperarli. Diciamo comunque una condizione di equità fra tutte le discipline, che attualmente non c’è».
09/10/2026
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